Casalinghitudine

casalinghitudine

Una delle parole chiave con cui questo blog viene cercato e trovato di più in questo periodo è (non ci credi!!):

casalinghitudine“.

Conoscevi questa parola?
E’ il titolo di un libro. Un libro che non ho mai letto.
Da quando lo conosco, ho sempre fantasticato molto sul titolo di questo libro, senza mai desiderare di leggerlo. Forse vuoi sapere perchè. O forse no, ma io te lo racconto lo stesso ; ).

“Casalinghitudine” era un bisogno di riappropriarmi del mio ruolo di donna, un ruolo che ho riscoperto e valorizzato solo avvicinandomi all’islam, un bisogno probabilmente condiviso da molte donne non solo musulmane, l’esigenza di tornare ad essere se stesse – donne – in un modo quanto più possibile naturale e fisiologico. In arabo potremmo usare il termine “fitra”, che indica la nostra vera natura pura, innocente.

Riappropriarci di quello che siamo e riprenderci il ruolo che il modello imposto ci ha costretto a distruggere e a cancellare anche dalla nostra memoria, fino a sostituirlo con altri bisogni indotti, costruiti e preconfezionati.

Quindi “Casalinghitudine” per me non è solo il nome di un libro che tanto mi ha ispirato e che non ho mai letto, ma soprattutto un sogno ad occhi aperti, quel “sogno che avevo sognato” e che poi… Eccolo qui: è la mia vita.
Grazie a Dio infinite volte.

Per anni sono stata lontana da questa follìa che chiamano “carriera”. Ho fatto la cameriera ai piani, la comis di sala, la segretaria, la baby sitter, l’operatrice telefonica, la commessa, la lavapiatti… insomma ho fatto di tutto, ma nessun lavoro mi dava stabilità e ogni mese mi veniva spontaneo chiedermi se il mese dopo avrei avuto uno stipendio. Per me non sarebbe nemmeno stato un grosso problema, se fossi stata da sola, anzi. La stabilità è una cosa meravigliosa, ma in una condizione che soddisfa le esigenze della propria anima… E non è esattamente questa, “quella condizione”. Eppure, in questo strano mondo contemporaneo, una si ritrova a incapsularsi in una vita che non vuole per un semplice “istinto di sopravvivenza”. E “istinto di sopravvivenza” oggi , nel nostro meraviglioso mondo occidentale, non significa più procacciarsi il cibo quotidiano, ma avere i soldi per l’affitto, l’automobile, anche se di seconda mano, l’assicurazione, il bollo, la benzina, le gomme termiche – specie in un posto in cui la neve e il ghiaccio sono di casa – la luce, il tel, il gas, la spesa, due vestiti, la mensa della scuola, internet – e menomale! – e – chessoio – l’integratore alimentare che sennò nojjelafai. Insomma l’indispensabile, in questo meraviglioso mondo contemporaneo occidentale, ha un costo minimo di 1200 euro al mese! (n.d.r. a persona!).

Era il 27 novembre 2005 ed avevo appena iniziato il mio tirocinio molto poco retribuito presso uno studio di architettura e, con una nostalgia che mi lacerava il cuore, scrivevo questo post – oggi inaccessibile – dal titolo “Volevo fare la casalinga…”, come se il mio destino fosse già segnato, non avessi più alcuna possibilità di scelta e fossi condannata ad una vita di donna in carriera full time. Per sempre.

Sono passati cinque anni e mezzo e dopo tre anni di tirocinio e uno di lavoro come libero professionista ho trovato il coraggio – mi è arrivato da dove sai e da chi sai – ed eccomi: non devo più nascondermi dietro una vita che non è la mia e che non voglio.

Resto in casa ed amo la mia casalinghitudine come un dono grandioso e inaspettato.

Il lavoro? Esclusivamente da casa. Esclusivamente halal.

Se c’è, se ci fosse. Ma se non c’è non fa niente.
Il rizq, il mezzo per sopravvivere, viene da Allah, non dalla “carriera”.

Tutto il resto più o meno lo sai, o forse no, ma non importa.
Ci sono delle priorità e per una musulmana la priorità è solo una: quella di darsi completamente.
Darsi, ovviamente, a colui all’infuori del quale nessuna adorazione è vera.

24 pensieri riguardo “Casalinghitudine

  • 17 luglio 2011 in 9:35
    Permalink

    Parli così perché ti pagavano male.

    Se il tuo fosse stato un lavoro ben retribuito la penseresti diversamente. Scusa, fare la camerierea significa essere "donna in carriera"?

    Più che una scelta, la tua mi sembra una resa. Avresti potuto andartene, emigrare, cercare di meglio. Cosa ti aspetti in Italia?

    Se sei felice così, non può che farmi piacere. Ma in me resta salda la certezza che, con una laurea in architettura, avresti potuto/dovuto osare di più. Solo che è difficile, e non vogliamo tutto e subito, nevvero?

    Quale lavoro halal svolgi da casa, se è lecito chiedere? Se si tratta delle ricette che posti qui, non mi sembra che tu abbia le competenze adatte. Non sei un'erborista, nè una farmacista.

    Spero di non aver offeso nessuno.

    Cordiali saluti,

    Leila

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 9:37
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    "noi vogliamo tutto e subito", errore di battitura.

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 10:06
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    Subhana Allah! Quale arroganza e prepotenza, Leila, ti consentono di sentenziare in tale maniera?!

    Toni polemici, nulla di costruttivo. Complimenti Leila, il fondamento di una discussione intelligente è perso in partenza.

    Al hamdulillahi Khadija non ha mai affermato di essere competente nel settore e certo non guadagna nulla attraverso questo blog.

    Sì, lei è felice. Vedessi il suo viso, così sereno e appagato, che manco una dirigente in carriera ha. Fidati. L'ho vista, lo so.

    Questo è il Musulmano, il Credente in Allah che si affida soltanto a Lui. Tutto qua.

    Un abbraccio Khadija, mashaa Allah per questo post che fa bagnare gli occhi. Allahu Akbar! Was salamu aleikum wa rahmatullahi wa barakatuhu.

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 11:36
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    Non ho usato toni arroganti e prepotenti, se l'impressione è stata questa me ne scuso. Resto convinta del fatto che, se qualcuno offrisse a Khadi un posto di lavoro remunerativo, lei accetterebbe di corsa, come chiunque altro.

    Ho chiesto a Khadi che lavoro svolga. Non ne ho idea. Ha parlato di lavoro da casa e ho creduto che si riferisse a questo sito. Commerciare in ricette curative e prodotti naturali senza averne le competenze e la pratica mi sembra azzardato. Se non è questo il suo lavoro, meglio così.

    Nessuna polemica. Lo ripeto: se Khadi è felice, ben lieta. Cosa tu abbia visto, lo sai solo tu, i nostri punti di vista potrebbero non coincidere.

    Perché "il fondamento di una discussione intelligente è perso in partenza"? Non mi sembra di aver detto eresie. E' vero o no che in Italia è difficile trovare lavoro? E' vero o no che occorre spesso spostarsi, emigrare, attendere, avere pazienza? E' vero o no che è più facile mollare tutto e fare la casalinga?

    Se è questo che si desiera, a me sta bene. Se invece è solo un ripiego perché si è sfruttati e malpagati, è un altro discorso.

    Rinnovo i cordiali saluti.

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 16:15
    Permalink

    Leila, quando ho lasciato il lavoro avevo appena aperto il mio studio e curavo tre cantieri come direttore dei lavori per conto dello studio presso il quale ho fatto il tirocinio.
    Avevo anche clienti miei e in più mi occupavo di pratiche di certificazione energetica e detrazione, alcune delle quali ancora in corso.
    Non guadagnavo cifre esorbitanti perchè era un'attività in fase di avvio, ma si inizia così.
    Quelli che erano i miei cantieri, infatti, sono ancora aperti.

    Il tirocinio non dura tutta la vita, ovviamente.
    Il mio era finito e avevo le competenze tecniche per fare il mio lavoro a tutto tondo.
    Ed è proprio per questo che ho mollato a quel punto: prima che fosse troppo tardi.

    La professione libera non è libera proprio per niente: ti prendi degli impegni pluriennali che ti vincolano e ti vincolano appunto a fare quella vita: la donna in carriera… no, non la cameriera ai piani, quello l'ho fatto perchè c'è stato un momento in cui preferivo sudare piuttosto che ritrovarmi in uno studio a fare un lavoro islamicamente illecito, perchè a maggioranza maschile.

    Si tratta di scelte e di motivazioni.
    Non si tratta di volere tutto e subito. anzi…

    Per laurearmi, Leila, ho impiegato dieci anni perchè per lavorare e mantenermi perdevo tutti gli appelli estivi :))). Una volta sono rimasta bloccata con un esame ed è passato davvero molto tempo prima che riuscissi a superarlo. Ma non sono scappata. Non ho lasciato perdere e alla fine grazie a Dio ho superato quell'esame.
    Il mio tirocinio è durato tre anni. Mal retribuito, certo. Ma c'è gente giù al sud che non viene retribuita proprio.
    Ho cmq avuto la pazienza di aspettare tre anni…
    Poi ho aperto la mia partita iva ed ho cominciato a fatturare.

    E tu pensi che dopo aver studiato dieci anni e non aver mollato, dopo aver fatto tre anni di tirocinio mal retribuito e non aver mollato, avrei mollato proprio sul più bello, proprio quando cominciavano ad entrare i primi bonifici?
    Lo so che non capisci, Leila, ma non fa niente.
    Ti sto raccontando la mia storia giusto per chiarirti la questione. Non siamo fatti tutti con lo stampino!! E questa è una grande misericordia :).

    Quando ho mollato tutto non avevo idea di cosa sarebbe successo. Non sapevo che avrei fatto la casalinga, mi sono trasferita in Francia ed ho cercato lavoro lì.

    Poi, sì, mi sono sposata…
    Ma non era assolutamente programmato.

    Ma in me resta salda la certezza che, con una laurea in architettura, avresti potuto/dovuto osare di più.

    Perchè? Chi mi obbliga?
    Il modello imposto. Nint'altro che un modello imposto a cui tu sei strafelice di sottometterti e che io invece rifiuto.
    Non valgo di meno, come persona e come donna, se tengo il mio timbro riposto in cassetto e mi infilo in cucina a pasticciare creme da mangiare e da spalmare… Questo è un preconcetto, un mito inculcato, una stupida credenza… e io mi ribello :).

    Vivere islamicamente era ed è tutto quello che volevo. Che voglio. Pensavo fosse un lusso che non avrei mai potuto concedermi… e invece…

    Tutto dipende dall'ottica da cui guardi il mondo: dunia o akhira –> carpe diem oppure pensare a ciò che è eterno. Spero di riuscire comunque a scegliere l'eterno, perchè non è scontato, anche quando si vive in una situazione facilitata come quella che sto vivendo io in questo momento.

    Grazie per il commento e per l'interesse :).

    A presto ; ).

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 17:59
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    bellissimo post mashaAllah. quante volte mi e' toccato giustificarmi con famiglia ed amici secondo i quali io farei la "mantenuta"! Ho anche io fatto le mie scelte, ho studiato, sono orgogliosa di averlo fatto, mi ha dato la possibilita' di incontrare tanta gente e culture diverse, di aprirmi la mente…ma alla fine la scelta puo' e deve essere solo la "mia". lavorare per scendere a tanti compromessi oppure restare a casa con meno soldini in tasca ma sicura di avere tempo per me stessa, per approfondire la mia conoscenza e per la mia famiglia? E' una questione di scelte e spesso e' difficile comprendere scelte diverse dalle nostre. Lavorare da casa e' il mio sogno e come la nostra khadi sakinah, "lavorare" non ha sempre l'accezione di "guadagnare", "lavorare" puo' anche indicare una forma di "volontariato" che si svolge da casa per diffondere delle verita' e per abbattere dei pregiudizi, persino "lavorare" col cuore ad un blog e' LAVORO! perche' no?
    grazie per questo simpaticissimo post.

    Risposta
  • 17 luglio 2011 in 21:13
    Permalink

    Salem, grazie cara, barakallahu fik!
    Penso che il "doversi giustificare" per le proprie scelte, in casi come i nostri sia.. all'ordine del giorno :).
    E grazie anche per la riflessione sulla questione lavoro. Un argomento da approfondire, ma in un post dedicato, magari sull'altro blog.

    A presto insha Allah.
    wassalem

    Risposta
  • 18 luglio 2011 in 7:20
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    Non chiedo "giustificazioni". Se fare la casalinga è una scelta, ottimo. Ma quante di voi, all'offerta di un buon posto di lavoro, direbbero di no adesso? Sinceramente, senza alcun intento polemico.

    Io non sono vittima di "sistemi" o "modelli imposti". Quando ho lavorato, l'ho fatto con piacere (adesso sono incinta e disoccupata ma grazie a Dio qui esiste il sussidio di disoccupazione!). Non avevo uno stipendio faraonico ma congruo (in Italia me lo sarei sognato).

    E' che mi sembra che la vostra scelta sia più conseguenza di una situazione di stallo economico che di libero sentire. Magari sbaglio però.

    Risposta
  • 18 luglio 2011 in 10:41
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    Certo Leila, perchè dovrei dire di no ad un buon posto di lavoro halal?

    Non naufrago nell'oro, non ti preoccupare :))). Per questo mi interesso di webmarketing.
    Internet è un'ottima risorsa per quelle donne che, pur avendo professionalità e compentenza in vari settori, non possono e/o non vogliono uscire di casa per lavorare, anche per te che sei in questa situazione. Guardacaso, anche in questo meraviglioso paese dei balocchi in cui vivi, sei rimasta disoccupata proprio ora che sei incinta e non penso sia un caso.

    Per quanto riguarda le "alternative", sappi che in ogni momento potrei ritrasferirmi e ricominciare a lavorare in proprio. Ti ripeto che ho delle pratiche ancora aperte che – all'occorrenza – gestisco a distanza. Dal vivo, per forza di cose, a queste pratiche se ne aggiungono matematicamente altre complementari, quindi le possibilità non mancano. Adesso potrei addirittura lavorare con il velo, pensa un po'!
    Comunque per me la pratica religiosa viene prima, ma capisco che chi non è musulmano queste cose non le condivida. Non discuto. Si rispetti almeno, dall'altra parte, chi si ha di fronte, senza cercare di sminuirne le ragioni.

    "E' che mi sembra che la vostra scelta sia più conseguenza di una situazione di stallo economico che di libero sentire".

    In questa discussione sono intervenute tre donne:
    – una si è trasferita da anni in UK;
    – una ha preso i suoi tre bimbi piccoli e, da sola, si è trasferita nel maghrib;
    – una sono io e ti ho raccontato la mia storia.

    insomma, non siamo donne che si lasciano portar via dalla corrente, non so se l'hai capito :))).

    Ci sono comunque tante, anche non musulmane, che su altre basi si stanno risvegliando in questo senso, prendendo finalmente coscienza di quanto siano forti i condizionamenti psicologici a cui la donna moderna lavoratrice ed emancipata deve sottostare.

    Il concetto stesso di "stallo economico" ricade in questo "sentire".

    Leggi qua:
    Manuale streghe ecologiche .

    Risposta
  • 18 luglio 2011 in 23:16
    Permalink

    Ho sempre avuto (grazie ai media suppongo) una visione della donna islamica del tutto negativa. Mi appare come una donna prigioniera e schiava, dove la sua volontà viene totalmente annullata solo per il fatto di essere donna. Parlo nella totale ignoranza della cultura islamica, dove le uniche informazioni in merito si hanno nelle notizie dei telegiornali che parlano di donne uccise, sfregiate o bruciate con l'acido, oppure torturate e recluse a causa di uno spirito più ribelle che vuole affermare in qualche maniera la propria personalità, magari diversa da quella imposta dalla propria cultura.
    Dopo aver letto la tua storia invece, che sembra così lontana da ciò che noi occidentali conosciamo di voi, mi sono sentita felice, si, felice di sapere che non sei una di quelle donne, che forse la tv a volte mente…

    Risposta
  • 18 luglio 2011 in 23:39
    Permalink

    "che forse la tv a volte mente… "

    ..e anche un bel po'!
    Ehehheh!!
    Non ce l'ho sfregiato, il viso! Giuro!!!
    : ))).

    E forse, dai commenti delle altre, avrai anche capito che non sono l'unica ad avere una storia così: uno spirito più ribelle che vuole affermare in qualche maniera la propria personalità… islamica ; ).

    Grazie per questa tua bella riflessione <3.

    Risposta
  • 19 luglio 2011 in 8:05
    Permalink

    Non è il Paese dei Balocchi ma si vive meglio che in Italia, questo sì.

    Si resta disoccupati facilmente al giorno d'oggi, eccome! E spesso non per colpa nostra.

    Avevo frainteso, mi era parso che tu rifiutassi in toto il lavoro per mancanza di alternative valide. Rispetto la tua scelta, ci mancherebbe!

    Conosco la cultura islamica, ho letto il Corano e mi piacerebbe seguire un corso di arabo (sono appassionata di lingue!). Leggendo qua e là, avevo avuto la netta impressione che la donna musulmana sia in realtà più rispettata della donna "occidentale" (qualunque cosa tale concetto significhi!).

    Non essere arrabbiata! E' che mi piace lavorare e adesso mi sento un pochino delusa.

    Risposta
  • 19 luglio 2011 in 10:12
    Permalink

    "Non essere arrabbiata! E' che mi piace lavorare e adesso mi sento un pochino delusa".

    Non sono arrabbiata, figurati : ).

    Anche se adesso sei a casa non devi sentirti delusa. Prova a leggere questo blog:

    http://www.impresapratica.com.

    E' un pozzo di idee!!
    Attraverso il progetto "Essenzialmente" sto cercando di capire un po' come funziona il webmarketing, per poi applicarlo al mio campo.
    Ho un sito professionale con cui ho lavorato (anche se poco) per circa un anno e mezzo. Una sociatà di Adv mi curava le campagne. Poi a loro non è convenuto più, quindi mi sono ritrovata a dovermela cavare da sola, con una concorrenza nel frattempo cresciuta a dismisura, e non è facile capire come promuoversi su internet a costo zero o cmq a basso costo. Quindi per il momento ho stoppato e sto studiando Seo, social web marketing etc. e attraverso questo progetto sperimento quello che studio. E' molto bello, ma ci vuole tempo… Come per tutto, del resto ;).

    Risposta
  • 28 settembre 2011 in 7:37
    Permalink

    Bellissimo post Khadi ed è bella la serenità che traspare dalle tue parole…..immagino di già il tuo viso solare e pieno di gioia perchè nel cuore hai una fede che molta gente non riesce a capire e che tra l'altro è difficile da spiegare. Ti parlo come donna cattolica/cristiana e che grazie a questo insegnamento ho preso la mia vita con serenitò assoluta. Anche io son laureata in lettere e filosofia, ma non per questo mi sono disperata per non essere riuscita a fare l'insegnante. Anche io aspiravo a fare la casalinga per curare da vicino mio marito e mio figlio e per dilettarmi in tutte le mie passioni. Poi per un errore di calcolo in passato (avevo una mia attività come artigiana) mi son ritrovata indebitata ed ora lavoro come magazziniera in una bellissima azienda. Spesso mi sento criticata da amiche e conoscenti perchè non accettano il fatto che io sia felice e contenta di quello che faccio. Per me è già gratificante la stima che la mia titolare ha nei miei confronti. E poi ringrazio il buon Dio per avermi donato la serenità di accettare le cose che non posso cambiare e la forza di cambiare quelle che posso.Non è uno stipendio strabiliante a renderci felici….non è un ripiego il nostro….bensì è la profonda consapevolezza di esser donne…di avere tanti interessi e soprattutto di saper gioire di fronte ad un fiore che sboccia. Non ho avuto una vita facile, ma mi ritengo una persona molto felice grazie a Dio perchè so accontentarmi di un piccolo gesto o di un raggio di sole che accarezza la mia pelle. Non mi dispero mai e combatto contro gli ostacoli che la vita mi pone davanti! Crearsi dei piccoli traguardi,avere tanti interessi, giocare a fare i propri cosmetici, preparare nuove pietanze ecc. ecc. aiuta ad essee più felici perchè ci si sente sempre piene di vitalità ed entusiasmo! Che si faccia la casalinga o la cameriera ai piani, o la baby sitter non ha importanza….l'importante è l'entusiasmo con cui facciamo tali cose a prescindere dallo stipendio. Ho fatto la cameriera di sala per 10 anni…tornassi indietro lo rifarei….è stato uno dei periodi più belli della mia vita perchè mi ha dato l'opportunità di conoscere tanta gente, tante culture differenti e tante storie……..
    Grazie Khadi della bella lezione di vita che ci hai dato.

    Risposta
  • 28 settembre 2011 in 8:11
    Permalink

    Grazie a te, Lalla.
    Mi sono commossa, leggendoti.

    Non è una lezione di vita, assolutamente.
    E' solo un piccolo racconto di me : ).

    Risposta
  • 15 ottobre 2011 in 14:18
    Permalink

    Un piccolo grande racconto che ci insegna molto di più di milioni di pagine di testi universitari!!!!
    Grazie a TE!!!

    Risposta
  • 19 ottobre 2011 in 13:19
    Permalink

    Ciao a tutte ed in particolare alla mia cara Khadi. Ho letto con attenzione tutta la vostra "discussione" (io dierei "scambio di idee ed esperienze di vita"); è stato interessantissimo vedere come spiegandosi si può arrivare alla comprensione dell'altro!
    L'unica cosa che vorrei aggiungere è che credo che anche la donna in carriera, o che cmq lavora, di qualsiasi religione o zona geografica sia (scusate ma non mi piacciono molto i termini "occidentale" o "orientale" xché mi chiedo: le donne sudamericane o giapponesi x es. in che categoria stanno??bah) può tentare di recuperare se stessa ed i suoi spazi, sempre se ne avesse voglia o bisogno, xché, Grazie a DIo, come dice Khadi non siamo fatte con lo stampino ed ognuna ha la propria strada o ricetta della felicità. Dico ciò xché per esempio io sono felicissima del lavoro che faccio: insegno italiano in Argentina ed amo poter diffondere la mia cultura e la mi lingua soprattutto fra i discendenti dei nostri emigrati..è un'emozione fortissima ed unica! Ma cmq ho scelto di lavorare poche ore al giorno, pur rinunciando a molti più soldi, appunto perché amo cucinare, aver tempo per incontrarmi con un'amica, passare bei momenti con il mio compagno..insomma aver tempo per me, conciliando lavoro e vita privata!
    Per quanto riguarda il post di Cinzia, credo che a volte le famiglie non capiscono o non vogliono accettare la scelta religiosa, e si nascondono dietro a commenti come "fai la mantenuta", ma sappiamo bene che oggigiorno in Italia addirittura ci sono anche uomini che scelgono di badare ai figli e diventare "casalinghi"..insomma, mi sembra giusto che ognuno cerchi la propria felicità, con il coraggio di cambiare la propria vita nel momento opportuno, però forse a volte non dico che si devono "giustificare" le proprie scelte, ma cercare di farle comprendere, magari tramite una lettera e con molta pazienza, visto che forse in un mondo cosí libero purtroppo si sta perdendo la cosa più importante: la comunicazione vera!
    Un abbraccio a tutte

    Risposta
  • 20 ottobre 2011 in 14:07
    Permalink

    Martiiiiii………..!!! Che piacere leggerti qui!! <3

    Ti ringrazio tanto per aver condiviso con noi la tua meravigliosa e stravagante esperienza di emigrata felice in un bellissimo paese del sud del mondo, in cui sicuramente la percezione di "bisogno vitale" è molto ridimensionata rispetto a quella che si ha in Italia.

    E' incredibile come tutte queste voci siano la testimonianza che vivere altrove, oppure vivere con gli occhi che guardano anche altrove, sono ottime occasioni per ridiscutere se stessi e liberarsi dei condizionamenti mentali che la formazione post boom economico italiano ha tentato di inculcarci ; ).

    Bacissimi Marti!! Grazie ancora, a presto <3

    Risposta
  • 31 ottobre 2011 in 6:51
    Permalink

    Buongiorno a tutte.. e con un buon caffè in mano che vi leggo con mooolto piacere.. Perchè dai vostri post e dall'intensità delle vostre parole capisco che alla fine tutte facciamo quello che alla fine ci fa piacere,non senza sacrifici ma alla fine la vita cos'è?No non fraintendetemi la vita non è sacrificio e basta,ma se per avere qualcosa devo rinunciare,rinuncio senza sacrificio.. Alla fine vince la famiglia,vedi Khadi e Lalla,e la vita,vedi la stessa Leila che porta con sè una cosa di inestimabile valore.. Religione o no seguiamo il cuore,lui sa dove andare.. Un abbraccio a tutte e sono felice di essere capitata qua.. Cristina.

    Risposta
  • 31 ottobre 2011 in 11:06
    Permalink

    Buongiorno Cri, questa mattina ti trovo superattiva!!! Non so se riuscirò a seguirti su tutti i post in cui ci hai lasciato i tuoi graditissimi commenti… Un grossissimo grazie!!!

    Risposta
  • 15 dicembre 2011 in 12:19
    Permalink

    "Perchè? Chi mi obbliga?
    Il modello imposto. Nint'altro che un modello imposto a cui tu sei strafelice di sottometterti e che io invece rifiuto.
    Non valgo di meno, come persona e come donna, se tengo il mio timbro riposto in cassetto e mi infilo in cucina a pasticciare creme da mangiare e da spalmare… Questo è un preconcetto, un mito inculcato, una stupida credenza… e io mi ribello :)."

    <3 anche a me sono venute le lacrime agli occhi a leggere le tue parole, e per quanto io sia veramente lontana dal mondo islamico fidati che alla fine è la stessa cosa che provo io, nel senso che il mio sogno nel cassetto è fare la donna di casa, la mamma, colei che rende la casa un posto speciale per se stessa e per chi ci vive, quella che ricarica gli animi stanchi di chi è stato tutto il giorno a scuola, a lavoro…e penso che non sia cosi diverso da quello di cui parli tu 🙂

    Grazie per aver condiviso con noi,

    Lale

    Risposta
  • 16 dicembre 2011 in 13:46
    Permalink

    Lale, grazie a te per aver condiviso a tua volta : )

    Risposta
  • 30 gennaio 2012 in 10:38
    Permalink

    Buongiorno a tutte, mi chiamo serena (!) e sono solo pochi mesi che frequento il sito. Scusate l'intromissione nella discussione ma leggendola mi è venuto in mente che il nocciolo del problema non è essere una donna in carriera oppure fare un lavoro halal (termine, tra l'altro di cui non conosco il significato ma credo significhi qualcosa del tipo "giusto, corretto" con i dettami del proprio credo religioso.)Il punto fondamentale è "fare qualcosa in cui si crede" spendere le proprie energie per vivere in pace con se stessi e con il proprio ideale. Ecco, a mio modesto parere, il punto è che molto spesso, purtroppo, i modelli che ci dà la società sono talmente distorti e distonici rispetto a come siamo stati concepiti (e con questo termine non mi riferisco al concepimento dei nostri genitori ma a quello primordiale. Non siamo stati concepiti per stare dentro quattro mura tutto il giorno e per il restante tempo seduti in una scatola di latta. Poi però c'è chi a tutto questo si è ben adattato, chi lo subisce ma non se ne rende conto e chi invece cerca di ascoltare il proprio io interiore e cambia strada. Io penso che tutte le strade sono buone: buon per te cara Khadi che sei stata in grado di sentire il tuo io e hai trovato la tua strada; buon per te cara Leila che in "carriera" stavi bene e adesso, putroppo, l'hai perduto ma torneresti a quella vita; buon per chi subisce questa vita fatta di nulla senza rendersene conto ed è contento così, buon per chiunque è contento di essere su questo mondo!
    L'unico "rischio" potrebbe essere quello di passare da un modello all'altro, ecco l'importante per me è fare quello che dentro, dentro, dentro di noi ci appaga senza seguire modelli voluti dalla società o dalla religione o dalla famiglia di origine. Quindi ragazze fate quello che volete, sempre nel rispetto del prossimo, ma solo ed esclusivamente quello che sentite dentro.
    Un abbraccio a tutte.
    Serena

    Risposta

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