Marrakesh: i segreti della città rossa

Uscire dall’areoporto e camminare camminare con i bagagli dietro e la bambina in braccio è una cosa che può succedere solo a Marrakesh e solo a chi viaggia così come viaggiamo noi, in un modo sprovveduto e improvvisato.

Marrakesh è un posto in cui, in genere, si va a fare i turisti.

Noi siamo andati a fare altro, ve lo dico subito.

Siamo andati a conoscere delle persone. Persone che – diresti – fanno parte di un altro mondo, un mondo parallelo di cui nessuno sembra sapere nulla.

A Marrakesh ci sono case in cui il Corano riecheggia dall’ultimo terzo della notte fino a sera, ci sono persone quasi centenarie che mostrano meno dei due terzi degli anni che hanno, ci sono quaderni in cui vengono conservate e trascritte le ricette segrete di famiglia, quelle del hammam e quelle della cucina.

A Marrakesh ci sono case che i turisti non vedono, ci sono quaderni che restano chiusi e si vendono libri tradotti addirittura in francese che sembrano off limits anche ai marocchini stessi.

C’è un mondo intero, a Marrakesh, per chi vuol vedere.

E poi c’è anche Jam3 al-fna, che è per i turisti e ti sembra di stare in Italia in un giorno di festa alternativa, quando arrivano le bancarelle dei marocchini, i mangiafuoco e quelli con i bonghetti che si mettono sul bordo della strada.

“Il vero viaggio di scoperta non è vedere nuovi orizzonti, ma cambiare occhi”.

E’ quello che diceva Proust e a cui tante persone non pensano.

Si può viaggiare anche restando nello stesso posto. Facendosi una chiacchierata con la vicina di casa senegalese e con la badante rumena.

E’ che per conoscere davvero non serve avere soldi, avere mezzi e avere energie, ma solo avere una sana curiosità e non avere paraocchi.

…Ma questa è solo una premessa.

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