[Bio ASK] Come aprire un laboratorio per vendere i miei cosmetici fatti in casa

Una delle domande più frequenti che mi vengono poste è la seguente:
Vorrei vendere i miei cosmetici fatti in casa legalmente, come si fa? Quali sono le spese per aprire la partita IVA? Quali sono i passi da seguire per avere un laboratorio cosmetico tutto mio?
Per la rubrica BioASK, oggi cercheremo di rispondere a questa domanda, inshallah!

Il post di oggi è molto tecnico e ti dà alcune informazioni che derivano dalla mia esperienza personale di tecnico appunto e non sono reperibili facilmente sul web, d’altra parte sono architetto e quindi questa è la mia specialità, ancor più che gli spignatti.
Probabilmente, se non hai una vera, profonda e sincera intenzione di aprire un laboratorio ti annoierai, ma se davvero lo vuoi, con tutto il tuo cuore e tutta la tua passione, allora concentrati bene per capire tutti i passaggi, in modo che non ti debba trovare impreparata nel momento in cui il progetto si avvierà a diventare realtà. Leggi tutto fino alla fine e poi fammi sapere che cosa ne pensi nei commenti. Se hai bisogno di altri dettagli scrivimi attraverso il form che trovi qui a fianco.

Una premessa

Spesso questa domanda mi viene posta da ragazze molto giovani che hanno iniziato da poco il percorso dello spignatto. Quasi mai si tratta di spignattatrici esperte, con una certa consapevolezza alle spalle e quindi, anche se può essere sgradevole, ci tengo a sottolineare che vendere cosmetici fatti in casa senza permessi non solo è illegale, ma anche rischioso perchè come abbiamo più volte ripetuto su questo sito, quello che fa bene alla tua pelle, potrebbe anche essere deleterio per un’altra persona.E questo voglio che sia chiaro.

Come aprire un laboratorio cosmetico

Per aprire un laboratorio cosmetico a norma bisogna seguire un regolamento europeo, che ha sostituito a partire dall’11 luglio 2013 la legge italiana 713/86 e cioè il regolamento europeo 1223/2009.

In Italia però le cose sono molto più complicate rispetto a gran parte dei paesi dell’Europa a causa degli iter burocratici più difficili e lunghi.

Per avviare la tua attività in sostanza hai bisogno di:
– un locale tuo o in affitto;
– un responsabile tecnico regolarmente iscritto all’albo che dovrai assumere o con cui dovrai collaborare;
– l’agibilità del locale (riconosciuto da catasto, comune e Asl come laboratorio, dopo aver effettuato gli opportuni lavori edili).

Il problema maggiore, come si vede, è costituito dal laboratorio.
Ma quali requisiti deve avere il locale per poter diventare un laboratorio cosmetico?

Rendere agibile un laboratorio cosmetico in 8 passi

Passo n.1 – Il locale che adibiremo a laboratorio deve trovarsi in una zona della città in cui lo strumento urbanistico comunale vigente prevede l’implementazione di attività artigianali. Prima di prendere qualsiasi impegno per acquistare o affittare un locale è quindi necessario verificare, presso lo “sportello unico” dell’ufficio comunale di edilizia e urbanistica, se è possibile adibirlo a laboratorio.

Passo n. 2 – Fatto questo, bisogna presentare una pratica edilizia presso il comune in cui sarà ubicata l’attività. Può essere un Permesso di costruire per cambio destinazione d’uso o una Scia e cioè una Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Per presentare questa pratica devi contattare un tecnico abilitato (possibilmente di fiducia) e fornirgli tutta la documentazione che ti richiede, atto di vendita o contratto di affitto, estremi catastali del locale, planimetrie e dati personali tuoi e del proprietario nel caso in cui tu abbia deciso di affittare.

Passo n. 3 – Una volta avviata la pratica al comune occorrerà procurarsi il nulla osta della Asl e quindi presentare un’altra pratica ad un altro ufficio del comune che, a sua volta, la invierà alla Asl.
In questo tipo di pratica si dovranno inserire i tipi di macchinari previsti, la loro collocazione precisa nel vano, i tubi di scarico, le prese d’aria e i bagni a norma. Ovviamente della pratica si occupa il tecnico, ma occorre che tu abbia le idee chiare per spiegargli come vuoi organizzarti, quali macchinari vuoi utilizzare e come vuoi disporli, affinchè il tuo lavoro sia facilitato.
In questo momento la pratica resterà ferma fino alla risposta della Asl.

Passo n. 4 – Rendiamo le cose più facili e ipotizziamo che l’esito del controllo del progetto da parte della Asl sia positivo. A questo punto la pratica procede presso l’ufficio comunale di competenza nella maniera consueta e il permesso viene rilasciato. Intanto sono comunque passati mesi. E’ bene quindi che, nel caso in cui il locale non sia di proprietà ma si voglia acquistare o affittare, il contratto di affitto o l’atto di vendita non partano da subito, ma siano conseguenti e dipendenti dall’esito della pratica edilizia.

Passo n. 5 – Avuto il permesso di costruire si avviano i lavori e (probabilmente dopo altri mesi) si può inviare la dichiarazione di fine lavori al comune. Ma non è finita qui, anzi siamo appena all’inizio.
A questo punto è infatti necessario far riaccatastare il locale con la nuova destinazione d’uso e le modifiche effettuate, dopodiché si potrà finalmente avviare una nuova e ultima pratica al comune e cioè la richiesta di agibilità del locale.

Passo n. 6 – La richiesta di agibilità comprende, tra le altre varie ed eventuali, alcuni documenti fondamentali e cioè:
– il nuovo accatastamento di cui abbiamo appena parlato;
– l’idoneità elettrica rilasciata dall’elettricista;
– l’idoneità idro-termo-sanitaria rilasciata dall’idraulico;
– il collaudo;
– un nuovo nulla osta sanitario rilasciato dalla Asl che questa volta prevede un controllo dei locali in cui verrà verificata la perfetta corrispondenza al progetto approvato.

Passo 7 – Quando si finirà di produrre tutta questa documentazione finalmente la seconda pratica edilizia potrà essere vagliata dal comune che, nel caso in cui sia tutto regolare, potrà rilasciare l’agibilità e, solo a questo punto, il laboratorio potrà essere utilizzato e l’attività potrà essere avviata.

Passo n.8 – L’ultimo passo burocratico è la notifica al Ministero della salute, nella quale dovrai indicare tutti i dati dell’attività.

Una forte motivazione

Dall’avvio del primo procedimento fino all’ottenimento dell’agibilità passeranno comunque mesi, se non anni. Vale la pena di attendere pazientemente e andare avanti con forza e decisione solo se la tua motivazione è veramente forte, solo se sei davvero convinta che è questo ciò che vuoi fare nella vita, senza nessuna perplessità e nessuna incertezza.

La partita IVA

Per quanto riguarda la Partita Iva, se non prevedi grossi guadagni iniziali, potrai usufruire del cosiddetto Regime dei minimi, che prevede appunto un minimo di spese, informati ; ).
Il costo più alto riguarda invece la quota trimestrale di iscrizione obbligatoria all’INPS.

Per approfondire:

Se è la prima volta che capiti da queste parti e vuoi approfondire gli altri argomenti del blog eccoti due link fondamentali:
Guida cosmetica online
Tutte le ricette cosmetiche
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30 pensieri riguardo “[Bio ASK] Come aprire un laboratorio per vendere i miei cosmetici fatti in casa

  • 16 settembre 2016 in 14:52
    Permalink

    Ciao, bisogna avere qualche diploma?

    Risposta
    • 16 settembre 2016 in 21:10
      Permalink

      Non è necessario che chi si intesta l’attività sia un chimico, l’importante è che però si abbia a disposizione un chimico che si occupi delle certificazioni. Può anche essere un collaboratore esterno, a quanto ne so.

  • 7 ottobre 2016 in 15:36
    Permalink

    Ciao, bisogna essere iscritti alla Albo…. di cosa? Farmacisti?

    Risposta
  • 7 ottobre 2016 in 16:44
    Permalink

    No, deve essere un perito chimico o un chimico laureato, comunque iscritto al rispettivo albo.

    Risposta
  • 8 novembre 2016 in 13:13
    Permalink

    salve,
    io sono laureata in biologia e non ho capito se ho bisogno di un collaboratore o se basto io
    essendo qualificata.
    grazie

    Risposta
    • 10 novembre 2016 in 16:08
      Permalink

      Hai bisogno di un collaboratore esterno o interno che sia perito climico o laureato in chimica regolarmente iscritto al relativo albo.

    • 5 gennaio 2017 in 8:59
      Permalink

      Con il regolamento non è necessario avere un chimico iscritto all’albo, come invece avveniva con la legge 713 (trasposizione della direttiva cosmetici) il quale doveva fungere da direttore tecnico. Con il regolamento è necessario avere una persona responsabile (che può essere anche una persona giuridica, non necessariamente fisica) che è, appunto, responsabile del prodotto cosmetico di fronte alle autorità. La persona responsabile deve garantire la sicurezza del prodotto nella sua totalità, sia per quanto riguarda i controlli in fase di produzione che per il Product Information File, che comprende la valutazione della sicurezza del prodotto. Non è la persona responsabile a dover redigere la valutazione (in genere non lo fa, lo fa fare esternamente) ma deve assicurarsi che sia stata fatta. Il valutatore della sicurezza non deve essere un laureato in chimica, può avere anche altre qualifiche (laurea in biologia, farmacia, etc…) basta che sia una laurea specialistica, non la triennale. La persona responsabile può anche non avere nessun tipo di preparazione cosmetica (infatti può essere persona giuridica).

    • 5 gennaio 2017 in 9:27
      Permalink

      Grazie per l’intervento, ma sembra non sia proprio così, ho verificato.
      L’Articolo 10.2 recita:
      La valutazione della sicurezza dei prodotti cosmetici, di cui all’Allegato I, Parte B, è eseguita da persone in possesso di diplomi o altri documenti attestanti qualifiche formali ottenute in seguito al completamento di corsi universitari teorici e pratici in campo farmaceutico, tossicologico, medico o in discipline analoghe, o di corsi riconosciuti da uno Stato Membro.
      Una persona qualificata in possesso di un diploma in una “disciplina analoga” potrebbe essere, ad esempio, un veterinario, un biochimico o un chimico con background ed esperienza adatti. Ulteriori indicazioni sull’argomento sono attese dalla Commissione Europea.
      È naturalmente interesse di una Impresa che la Valutazione della Sicurezza sia corretta e ben argomentata. Si raccomanda un’esperienza solida – oltre alle qualifiche formali – in quanto importante per ricoprire adeguatamente questa funzione. Programmi di formazione sulla valutazione del rischio esistono a livello europeo e nazionale negli Stati Membri; alcuni in particolare sono mirati per l’ambito dei prodotti cosmetici.
      Il valutatore della sicurezza non deve necessariamente risiedere nell’UE.

  • 29 novembre 2016 in 17:17
    Permalink

    quindi, se una fa i suoi cosmetici a casa, li regala alle amiche, che poi ti chiedono di rifarglieli (pagando almeno le materie prime), poi la voce si sparge e cominciano a chiederteli anche amiche di amiche, e poi amiche di amiche di amiche (etc…), non potresti continuare a farli a casa e venderli (stavolta facendoti pagare un po’ di più) come “hobbistica”, ma dovresti comunque fare tutto quello che hai scritto sopra?

    Risposta
    • 29 novembre 2016 in 23:55
      Permalink

      Purtroppo sì Ceci, è una tragedia ma è così : D
      In realtà anche un po’ più complesso di così…

  • 5 gennaio 2017 in 17:06
    Permalink

    Non riesco a rispondere al mio post, metto qui.

    Il pezzo che hai tratto dal regolamento conferma esattamente quello che ho detto io: non ci vuole un direttore tecnico iscritto all’albo e sono valide anche altre lauree oltre a quella in chimica. Per il fatto della triennale guarda qui:
    http://www.sicc.it/download/news/140731053610_57-2014.pdf

    Non capisco in cosa trovi discordanze.

    Risposta
    • 7 gennaio 2017 in 20:58
      Permalink

      Nel fatto che dicevi che va bene una laurea qualsiasi, effettivamente sbagliavo nel dire che ci vuole per forza un chimico abilitato, ma sono comunque necessarie figure esperte del settore, una laurea generica non va comunque bene, almeno io ho capito così dal testo. Grazie per il link, me lo guardo.

  • 8 gennaio 2017 in 11:59
    Permalink

    Ho dato per scontato che stessimo parlando di studi specifici, certo. Buona domenica 🙂

    Risposta
    • 8 gennaio 2017 in 12:00
      Permalink

      ah perfetto, scusami!!! Non avevo capito!!! Buon week end anche a te!

  • 29 gennaio 2017 in 16:48
    Permalink

    Sarebbe possibile invece di aprire un proprio laboratorio utilizzarne uno giá creato (ad esempio una farmacia con preparazioni galeniche o un laboratorio di un’erboristeria che giá vende cosmetici creati da loro) o bisogna per forza essere assunti dagli stessi? Esistono leggi in merito?

    Risposta
    • 31 gennaio 2017 in 1:04
      Permalink

      Sì certo, se il laboratorio ha già tutti i permessi va benissimo. Vanno bene anche per esempio pasticcerie etc., in questo caso la pratica di cambio destinazione d’uso è brevissima.

  • 4 febbraio 2017 in 18:08
    Permalink

    Salve, sto conducendo un’attività di progetto per l’università che ha come oggetto un business plan per l’apertura di un piccolo laboratorio di sapone all’interno di un’associazione culturale. Sapete dirmi approssimativamente i costi che bisogna sostenere per aprire il laboratorio (intendo i costi per portare a termine tutte i passi descritti nell’articolo) e se occorre qualcosa in particolare per la certificazione del prodotto?
    Grazie mille

    Risposta
    • 5 febbraio 2017 in 10:29
      Permalink

      Salve Mary, benvenuta!
      Per quanto riguarda i costi dipende da caso a caso. Bisognerebbe simulare un caso e poi redigere un computo/preventivo.
      Il prodotto va certificato e ci sono delle agenzie specifiche che se ne occupano. Ovviamente anche questo comporta dei costi.

    • 5 febbraio 2017 in 11:34
      Permalink

      Il prodotto cosmetico in sé non va certificato. Il regolamento dice solo che bisogna seguire la pratiche di buona fabbricazione (iso 22716) ma la certificazione non è obbligatoria. E comunque sarebbe certificato ilsistema di produzione dell’azienda, non il singolo prodotto cosmetico. Diverso il discorso delle certificazioni icea, cosmos, natrue, nordic label etc. Non certificano il sistema produttivo ma gli ingredienti utilizzati, dipende dal tipo di claim che si vogliono vantare in etichetta.
      È obbligatoria la notifica al portale europeo CPNP ma puoi farla da sola a costo zero.

    • 5 febbraio 2017 in 11:53
      Permalink

      Ah, ecco! Grazie mile per le precisazioni

  • 5 febbraio 2017 in 11:26
    Permalink

    Il caso che sto simulando è un pò particolare e proprio per questo che non riesco ad inquadrare bene la situazione. Potrei avere dei link di riferimento dai quali posso tentare di simulare un costo per l’apertura del laboratorio e per la certificazione del prodotto? Vi ringrazio davvero per l’aiuto

    Risposta
  • 13 marzo 2017 in 15:39
    Permalink

    Buongiorno, avrei bisogno un consiglio. Ho un idea per creare una linea di cosmetici utilizzando materiali 100% naturali. Secondo voi come collaboratore esterno potrei utilizzare anche un erborista? Prima di aprire la partita iva potrei far testare i miei prodotti a conoscenti e magari all inizio venderli su siti tipo Etsy per vedere se la cosa prenderebbe piede? Grazie mille

    Risposta
    • 13 marzo 2017 in 16:34
      Permalink

      Ciao Patty, anche se ci sono spignattatrici italiane che vendono saponi e creme su Etsy, avvalendosi del fatto che Etsy non segue la normativa europea in fatto di vendita di cosmetici, per farlo in regola non dovrebbero essere residenti in Italia, ma in un posto in cui le normative sono diverse : )
      Non per forza in America, andrebbe bene anche Londra, dove tra l’altro aprire la partita iva è facilissimo e per niente dispendioso e si pagano le tasse in base al volume reale dell’attività.
      Anche con un erborista come collaboratore avrai sempre bisogno di un certificatore interno o esterno o di un’agenzia che si occupi di controllo e certificazione.
      Questo è ciò che so, aspettiamo comunque di saperne di più dai prossimi commenti e dalle prossime ricerche, se non l’hai ancora fatto iscriviti al feed dei post e dei commenti per rimanere aggiornata : )
      A presto!
      Khadi

  • 18 maggio 2017 in 0:19
    Permalink

    Buona sera. Volevo sapere se un agriturismo ha la possibilità di produrre artigianalmente cosmetici naturali (sempre per mezzo di un chimico) come attività connessa (trasformazione dei prodotti primari) e se per fare ciò può utilizzare i propri locali mediante una semplice modifica dell’attività notificata al Comune.

    Grazie

    Risposta
    • 18 maggio 2017 in 9:12
      Permalink

      buongiorno Giorgio, effettivamente so che esistono delle facilitazioni che riguardano tutti i coltivatori diretti, non solo gli agriturismi e mi pare dipendano dagli ettari di terreno posseduti dall’azienda, ma non sono in grado di dare informazioni più dettagliate.

  • 5 agosto 2017 in 0:53
    Permalink

    Buonasera, se invece si volessero vendere i propri cosmetici in un mercatino dell’artigianato che tipi di permessi o certificati si devono richiedere?

    Risposta
    • 20 agosto 2017 in 22:50
      Permalink

      Nei mercatini dell’artigianato in genere si vendono saponi, senza nessun permesso speciale, perché considerati anch’essi artigianato. In teoria non sarebbero cosmetici, ma solo “oggetti” da esposizione.

  • 24 agosto 2017 in 11:55
    Permalink

    Salve Khandi,
    sto per terminare il corso di Naturopatia, ho già un’attività online, un ecommerce di saponi e correlati che acquisto da un produttore italiano. Tuttavia, vorrei, alla fine della mia specializzazione, commercializzare qualcosa di mia produzione. Dalle tue informazioni, pensi che sia fattibile?
    Il Naturopata ha dei vantaggi in questo senso? Anche questa figura deve essere affiancata ad un tecnico chimico? Ovviamente conosco i vari sbocchi e orientamenti, ma sull’artigianato o il “fai da te”, le strade da compiere non sono mai completamente chiare.
    Grazie

    Risposta
  • 11 settembre 2017 in 13:21
    Permalink

    Salve, sono una farmacista con relative competenze tecniche e teoriche. Per vendere prodotti cosmetici acquistabili da laboratori artigianali ho bisogno di una partita Iva o posso farlo come hobbista? Grazie

    Risposta
    • 18 settembre 2017 in 19:02
      Permalink

      ciao Rosa, a quanto ne so per vendere le tue preparazioni galeniche come farmacista dovresti avere una partita iva da farmacista e quindi una farmacia vera e propria. Non basta essere iscritte all’albo. Però informati meglio : )

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