#controspreco: ti racconto il Downshifting

downshifting

Downshifting letteralmente significa “rallentare – scalare la marcia”, in senso figurato si intende invece un “ritorno volontario alla semplicità” e consiste in uno stile di vita molto semplificato rispetto allo standard della media occidentale.

Oggi molte persone sono letteralmente in trappola, ma non se ne rendono conto.

E la trappola consiste nell’esigenza compulsiva di soddisfare in continuazione bisogni indotti non essenziali che tuttavia diventano prioritari, dando una sensazione di felicità immediata che non è vera felicità e tende a creare nel tempo addirittura una vera e propria dipendenza da parte delle persone.

Così facendo ci si attacca sempre di più alle cose, ai consumi, allo shopping e – quindi – al denaro e ad uno status status symbol impossibile da raggiungere, perdendo di vista il vero obiettivo.

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Downshifting, il mio percorso

Stroncare sul nascere una promettente carriera di architetto, chiudendosi la porta dietro le spalle per andare in cerca della felicità, ritrovandosi a girare monolocali tra il centro e la periferia di Nizza e in certi momenti anche senza casa può certo essere chiamato Downshifting, perché no?

E allora eccomi! E’ arrivato il tempo di raccontarti il mio… Downshifting.

(Va bene, chiamiamolo… Downshifting!)

L’idea che la felicità consista nel “diventare qualcuno”, avere un bel lavoro e una bella casa e indossare gioielli e bei vestiti non ha mai fatto presa su di me.

Fin da quand’ero ragazza ci sono stati momenti in cui ho pensato che la felicità e la mia realizzazione ultima potessero arrivare viaggiando o trasferendomi in un paese esotico a coltivare insalata.

C’è stato un tempo in cui, da adolescente, con un gruppo di amici avremmo voluto andare a vivere nel Borneo a “fare i selvaggi“. Il mio dilemma era però come far funzionare il mio ‘mitico’ Epilady Brown nel bel mezzo della foresta… così mi ritirai dalla spedizione e pian piano anche tutti gli altri si ritirarono per motivi simili al mio.

Rientrata nei ranghi, non senza sforzo ho seguito comunque tutti i passaggi per “farmi un futuro” come lo intendevano gi altri, tra l’altro studiare mi piaceva pure e mi appassionavo ora di questo e ora di quello… E la facoltà di architettura compensava perfettamente la mia incostanza, visto che c’erano esami talmente eterogenei che pareva quasi di farne dieci di facoltà al posto di una sola!

Proprio qualche mese prima di laurearmi mi è capitato di leggere il Corano e quindi… niente: mi sono ritrovata musulmana.

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La felicità

E così la mia idea di felicità è cambiata completamente e, se prima pensavo che essere felici significasse prendersi quei 5 minuti di contentezza per un obiettivo raggiunto, un traguardo, un oggetto acquisito, un affetto ricambiato, mi sono invece resa conto che avrei potuto essere felice solo dedicando me stessa al motivo per il quale tutti siamo stati creati e cioè adorare e ringraziare Colui che ci ha creato e ci tiene in vita in ogni istante, anche adesso mentre scrivo.

Ho fatto di tutto e sono diventata – ovviamente grazie a Colui che lo ha voluto – ciò che sono oggi: una donna libera di velarsi e libera di pregare e digiunare. Una donna libera di non lavorare, libera di accudire ed educare personalmente i propri figli, libera di essere serena, libera di essere felice e libera di infischiarsene di tutte quelle cose per le quali la gente perde il sonno e la pace.

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Downshifting, il mio presente

Oggi siamo una famiglia.

Non abbiamo chissà quanti soldi, ma abbiamo abbastanza per vivere.

Non abbiamo la tivvù, ma abbiamo tutti tanta fantasia e un indomabile senso critico.

Non seguo la moda, non mi trucco e non indosso gioielli, ma penso di non averne bisogno.

Cerco di risparmiare su tutto: autoproduco tutto quello che posso e il resto cerchiamo di comprarlo con gli sconti.

Spendo un po’ di soldi per le materie prime, questo devo ammetterlo… ma pian piano impareremo a fare sempre con meno. InshaAllah!

Sogno di andare a vivere in un Paese del Terzo Mondo in cui, dalle finestre di casa, si sente 5 volte al giorno il richiamo alla preghiera.

Sogno di vivere in un posto in cui tornare ad essere considerata una persona normale, una donna qualsiasi, con la sua dignità di persona che ha fatto una scelta religiosa, forte quanto vuoi, ma legittima!

Perdo tempo scrivendo post su questo e su altri blog: è una cosa che mi piace e che penso sia utile sia per me che per chi mi legge e quindi continuo.

Il Downshifting non è il centro del mio mondo, ma solo la periferia. Non penso di rivoluzionare la tua vita insegnandoti a “rallentare”. Per me è una conseguenza, bella quanto vuoi, ma solo un effetto collaterale graditissimo.

E tu fai Downshifting?

Stai “scalando le marce” pian piano o vorresti iniziare a “rallentare”?
Raccontamelo nei commenti, ti aspetto!

3 pensieri riguardo “#controspreco: ti racconto il Downshifting

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