Dieta Scarsdale: la mia esperienza

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La dieta Scarsdale è stata la prima e (forse) unica vera dieta ferrea che io abbia mai seguito in vita mia.

Avevo 16 anni e con i miei 47 chili, per le mie proporzioni, mi sentivo “troppo grassa”.
E’ una cosa ridicola, lo so. Ma non dobbiamo meravigliarci: è questo il risultato della pressione mediatica e sociale a cui tutti noi siamo sottoposti ogni giorno e a cui anche i nostri figli adolescenti vengono sottoposti, senza alcuna preparazione e senza difese.
Era il 1987, l’anno di Beautiful e dei Paninari, l’anno che – nella mia soggettivissima percezione delle cose del mondo – ha segnato il passaggio da una società che conservava ancora dei valori positivi, alla società dei commenda intoccabili, del consumismo scemo, del bullismo che diventava normale, delle mode imposte e del fumo mediatico.

Dieta Scarsdale, una premessa

Con la dieta Scarsdale, pur essendo già abbastanza in forma, ma poco tonica a causa della mancanza totale di esercizio fisico, con solo un mese e mezzo ho perso ben cinque chili, passando da un peso di 47 kg a 42.

Chi conosce la dieta Scarsdale sa che questa dieta non si può protrarre oltre due settimane e che si dovrebbe tornare ad un’alimentazione più o meno normale (quale?) per gradi, dopo un successivo periodo di mantenimento della durata di altri 15 giorni.

Si tratterebbe quindi di una dieta che, in pratica non potrebbe durare più di un mese. Io lo sapevo. Avevo trovato questo libro a casa di mia zia e le avevo chiesto di prestarmelo.

Prima di iniziare a mettere in pratica, come mio solito, mi ero letta l’intero libro da cima a fondo e avevo deciso, arbitrariamente, di fare pure delle modifiche a questa dieta che già allora, anche se non capivo assolutamente nulla di diete e alimentazione, mi pareva assurda.

Dieta Scarsdale, le mie personalizzazioni

Il libro sulla dieta Scarsdale presentava 4 possibili menù settimanali, non li ricordo tutti, ma ricordo benissimo che quello standard imponeva di mangiare carne o pesce in pratica tutti i giorni e, a volte, pure due volte al giorno, cosa che già allora per me era una cosa inaccettabile e quindi impraticabile, mentre quello vegetariano non prevedeva mai carne, nè pesce.

Così mi ero fatta un mio menù personalizzato, quasi fossi un dietologo laureato, mischiando i due menù della dieta Scarsdale di base, in modo da avere almeno un bilanciamento tra carne, legumi e verdure che a me sembrasse più consono. Avevo carne e pesce due o tre volte a settimana e poi gli altri giorni l’apporto proteico era costituito da legumi (banditi nella dieta Scarsdale standard), uova e formaggi.

Fin qui, niente di strano o pericoloso, direi (a parte il fatto di aver scelto una dieta di questo tipo in pieno sviluppo, senza alcun controllo specialistico… ma su questo punto stendiamo un velo pietoso e andiamo avanti).

La seconda modifica che mi ero permessa di fare alla dieta Scarsdale standard, riguardava la durata. Non avrei smesso di stare a regime fino a quando non avessi perso tutti i chili che avevo deciso di perdere. E così, la mia fantastica dieta personalizzata, al posto di durare due settimane, durò un mese e mezzo.

E probabilmente sarei andata avanti ancora, se non fosse successa una cosa che mi fece riflettere e fermare.

Il bivio

Quel giorno a casa mia organizzammo una festa con i parenti, mia mamma cucinò cibi speciali che mi piacevano moltissimo e  decisi di fare uno strappo. Per quel giorno il mio menù fu completamente diverso rispetto al solito, con lasagne e arrosti ben conditi, dolci e leccornie varie. Non mangiai esageratamente, eppure subito dopo il pranzo mi sentii malissimo, tanto che dovetti stendermi sul letto e dopo un po’ vomitai tutto.

Da un lato ero contenta, perché questo significava che il mio stomaco si era ristretto e che non avrei più potuto mangiare le stesse quantità che ingurgitavo prima, ma da un lato mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. Possibile che per essere così come volevo essere non avrei mai più potuto scegliere di fare un pasto normale senza star male?

Mai più lasagne e arrosti conditi? Mai più torte e dolcetti?

Pensavo di star bene, anche psicologicamente, ma non era così.

Come mai le adolescenti amano le diete

Questa dieta in realtà l’avevo iniziata in un periodo molto difficile, un momento in cui, per un motivo o per l’altro, mi ero sentita tradita da tutte le compagne che credevo amiche e in cui avevo deciso di cambiare non per me stessa, ma per rivalsa nei confronti di un contesto da cui non mi sentivo abbastanza valorizzata.

Ora, rivedendomi con lo sguardo dell’adulta, so che non era per niente così, anche se fu quello il momento in cui le persone iniziarono ad essere socialmente valorizzate molto più per quello che hanno piuttosto che per ciò che sono, ma era una cosa che io non capivo e pensavo solo che fossi solo io quella strana ed emarginata dai compagni modaioli, nel piccolo liceo classico di provincia, in cui molti dei tuoi compagni sono figli di medici e industriali ed hanno avuto una formazione completamente diversa dalla tua ed hanno anche una vita familiare quotidiana diversa, anche se tu non te ne rendi nemmeno conto.

Quindi, come spesso succede durante l’adolescenza, tranne rari casi, la mia dieta non era una dieta veramente tesa a perdere chili di troppo, ma una sfida che stavo lanciando al mondo, nella convinzione che – attraverso questa dieta – sarei diventata magra, alta, snella e… con gli occhi azzurri. Come se questo avesse potuto poi fare la differenza…

Quando ripenso a quel periodo mi rendo conto che ho davvero rischiato grosso e tutto è iniziato da una (apparentemente) innocua dieta presa da un libro, considerato pure un “best seller”.

Qualcosa di buono

A me è andata bene, ma non è detto che vada bene a tutte. Mi è andata bene ed ho pure imparato qualcosa di buono non solo dall’esperienza negativa, ma anche in quanto a buone abitudini alimentari che poi negli anni non ho perso più. Ovviamente però le “buone abitudini” non erano cose specifiche di quella dieta precisa, ma regole generali che ritroviamo un po’ in tutte le diete.

Alle buone abitudini alimentari che ho imparato dalla dieta Scarsdale dedicherò un post a parte. Per il momento con i miei “racconti critici” mi fermo qui.
Se ne hai voglia, racconta anche tu nei commenti la tua esperienza personale con le diete, positiva o negativa che sia. Ti aspetto.

Leggi anche => Alimentazione Critica: la nuova rubrica di SonoBio

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