Cosmesi ecobio: alla ricerca di un’alternativa critica

Quando ho iniziato il mio percorso bio più di 6 anni fa, la cosmesi ecobio era la nuova promessa, un plusvalore che avremmo potuto inserire nelle nostre vite, senza pesi collaterali.

Purtroppo le manifestazioni di estremismo ecobio non tardarono ad arrivare e, insieme ad esse, gli atteggiamenti acritici di chi buttava nell’immondizia i prodotti cosmetici bocciati dalle youtuber.

Si intuiva già che – anche se all’epoca eravamo 4 gatti ad interessarsi di prodotti (veramente) naturali – l’ecobio sarebbe diventato una moda da ‘fissati’, proprio come il vegan per gli hipsters e il moncler per i paninari, un’etichetta da scimmiottare per identificare il solito vuoto imperante nel mondo contemporaneo.

I blog e la cosmesi ecobio

Non ho mai avuto nessuna intenzione di usare i prodotti più trendy in anteprima, farmi regalare quanti più prodotti possibile dalle aziende con la scusa di testarli per il blog, riempirmi la casa di campioncini e prodotti vari, né ancor meno di sostituire l’acquisto dei prodotti cosmetici da supermercato con l’acquisto di vagonate di materie prime da laboratorio cosmetico.

So bene che ormai questa nei bioblog è la “normalità” e che le mie lettrici (parlo delle altre, non di te che mi conosci!) se lo aspetterebbero anche da me e che, in fondo, rimangono sempre un po’ deluse quando dico che non spendo più di 60-80 euro l’anno di materie prime e che compro 4 prodotti in tutto e sempre gli stessi e non testo un bel niente, tranne piacevoli eccezioni di cui nemmeno riesco a parlare come vorrei per ragioni di tempo, priorità e organizzazione.

Spesso chi si definisce ecobio parla tanto di decluttering, di minimal style e di un sacco di altre cose carine, ma all’atto pratico ha le stesse identiche difficoltà di chi consuma prodotti cosmetici tradizionali.

Cosmesi ecobio, sostenibilità e risparmio dovrebbero essere collegati e invece, nella realtà, ecobio è sinonimo di consumismo, esattamente come tutto il resto delle tendenze alla moda.

Leggi qui: Salvare il pianeta o mangiarsi la nutella?

E non solo!

In più la cosmesi ecobio è portatrice di tutta una serie di limiti e di sensi di colpa espressi o inespressi che attanagliano le persone che “ci provano”, con il risultato di rendere la vita quotidiana una cosa complicatissima e anche un bel po’ pesante.

Sì, perché la cosmesi ecobio ha regole ferree che non si possono infrangere. Presente?

Le 4 e + regole della cosmesi ecobio

Se vuoi essere ecobio:

  • non puoi utilizzare nessun prodotto che contenga sostanze non “a bollino verde”, dovesse pur essere l’unico shampo che hai a portata di mano in quel momento;
  • d’ora in poi scordati per sempre di utilizzare preparazioni galeniche (o veri e propri medicamenti) che contengano petrolati, ne andrà di mezzo la tua dignità, anche se a volte i petrolati nelle preparazioni galeniche sono indispensabili;
  • dovrai buttar via o regalare tutti i prodotti cosmetici che ti regaleranno amici e parenti che, nella maggior parte dei casi tranne rarissime eccezioni, non sanno nulla di bio;
  • non potrai mai più usare lo spruzzatore Chanteclair (sì, proprio lui, quello che ti ha tolto macchie che neanche l’acido muriatico!);
  • farai del Biodizionario la tua Bibbia.

E quest’ultimo punto grazie a Dio non mi tocca, visto che io in casa ho un Corano e quindi la Bibbia già non a leggevo più da un pezzo.

Ma vuoi sapere una cosa?

Io non ci sto!

Cosmesi ecobio come salvavita e non come pallaalpiede

E non ci sto perché quando ho iniziato il mio percorso bio, non l’ho fatto per abbracciare un credo in cui riconoscermi, per essere trendy o per darmi una nuova identità perché volevo ritrovarmi, no!

L’ho fatto per risolvere un problema pratico che poi grazie a Dio ho risolto e in più, con i rimedi naturali, ne ho risolti anche tanti altri, che con cosmetici tradizionali e presidi medici sarebbero rimasti irrisolti.

Stimo il lavoro del prof. Zago, ma non mi sono mai sentita in dovere di credere in tutto ciò che dice. D’altra parte non mi pare abbia mai preteso di essere seguito ciecamente. Ho un computer per navigare e confrontare opinioni, occhi per leggere pixel e libri e una testa tutta mia per pensare.

Non sono un chimico e non ho bisogno di essere un chimico o una cosmetologa per affermare che non sarà una certificazione a salvare il Cosgard e condannare il Phenonip, se con i miei stessi occhi ho visto come il cosgard (o meglio il Salvacosm DB che è la stessa cosa) ha inciso per sempre il mio bilancino, asportando una parte di vernice! E se ha fatto questo alla vernice, per quale motivo dovrei credere che sulla mia pelle sia innocuo?

Leggi anche –>Tutto quello che dovresti sapere sul cosgard e che nessuno ti ha mai detto

Cosmesi ecobio: conclusioni

Questo blog non ha mai creduto nelle certificazioni e nelle etichette bio, halal e vegan che oggi vanno tanto di moda.

Senza nulla togliere alle certificazioni abbiamo sempre voluto andare oltre e indagare, per capire i motivi che stanno dietro una certificazione e/o un’etichetta e chiederci il perché delle cose.

Eppure, quando indago tra le mie lettrici, mi rendo conto che il vero messaggio di questo blog non è ancora arrivato e che, in un blog, come nel direct marketing, la potenza del messaggio sta nella ripetizione. E… nell’inserimento di un elemento di novità.

In realtà la novità c’è già. C’è sempre stata. Se leggi tra le righe la trovi.

Ti ricordi questo post di qualche anno fa? Perchè “essere bio” non significa “comprare bio”

Nella nuova rubrica la riscopriremo pian piano insieme passo passo e vedrai che si può essere ecobio senza stress e che essere perfetti non serve.

Un’alternativa valida alla rigidità dell’ecobio c’è già, io l’ho chiamata Minimalbio.

E tu come chiami il tuo modo di essere, perfetto o imperfetto che sia?

Parliamone nei commenti, ti aspetto!

3 pensieri riguardo “Cosmesi ecobio: alla ricerca di un’alternativa critica

  • 20 febbraio 2017 in 18:23
    Permalink

    Concordo appieno con ogni concetto che hai espresso!
    Purtroppo tante idee nascono piene di ottime intenzioni, ma poi all’atto pratico non diventano migliori delle altre alternative, spesso perchè il mercato se ne appropria riportandole sotto la sua ala ed, essendo il mercato pervasivo, è sempre più difficile discostarsi per davvero da ciò che non si vorrebbe finanziare. Me ne accorgo sempre di più nel mondo del vegan, che mi è molto caro e vicino: tra ‘vegan until 4pm’, pollatariani, pescetariani, sostenitori dell'”allevameno felice” (per chi non si è ben capito, tranne che appunto non sia felice solo per chi ne guadagna),’vegani’ mangiatori di uova bio (quelle delle galline che poi vanno a finire nel mattatoio felice di cui sopra) mi chiedo che fine abbia fatto l’antispecismo, quello vero, quello della liberazione animale…per non parlare della miriade di marchi che continua a sfruttare gli animali proponendo però l'”alternativa vegan”.
    Per quel che riguarda la cosmesi naturale, la differenza non è così marcata: anche questo è diventato il mondo del consumismo sfrenato, delle collezioni di makeup rigorosamente ecobio, cruelty free e vegan (ma da 10 fondotinta, 12 correttori, 100 ombretti e almeno 50 rossetti…) e dei 100mila tubetti e contenitori di plastica che finiranno nella spazzatura… Per quel che riguarda l’approccio critico alla cosmesi, alla pulizia della casa (e alla vita in generale!) è difficile svilupparlo, sia perchè è difficile leggere gli inci (o per lo meno lo è fino a quando non ci si fa l’abitudine, come quasi con tutto), ma anche perchè è più semplice comprare il primo prodotto disponibile al supermercato (anche quello ecobio) piuttosto che informarsi, cercare di capire cosa contenga, come e perchè funziona, valutare altre alternative ecc.
    Le certificazioni per alcuni versi non fanno che peggiorare le cose, ormai ce ne sono a milioni in circolazione e di sicuro alcune aziende se ne sono create ad personam (o ad aziendam!)…
    Alla fine dei conti cmq, anche la cicuta è naturale, ma non per questo è innocua!! Purtroppo tutto questo diventa evidente solo dopo tanti errori, tante esperienze e solo se si è davvero intenzionati a cambiare…in fondo anche io 5-6 anni fa avevo un blog di cosmesi (prevalentemente ecobio), ben più di 50 rossetti e tutti quei contenitori di plastica di cui sopra e anche ora non sono perfetta, continuo con tutta me stessa a sforzarmi di migliorare e di cambiare il mio atteggiamento nei confronti degli oggetti&co., ma appunto si tratta ancora di uno sforzo e non sempre è ben ripagato…
    Con qualche eccezione (che si chiama mascara -.-), io uso per lo più prodotti ecobio da anni ormai (e anche grazie a te sto iniziando a sperimentare con le materie prime), mi ci trovo bene, ma credo abbiano anche dei limiti (i miei panni sarebbero più bianchi e morbidi se usassi sbiancanti ottici e ammorbidente? I miei capelli sarebbero gestibili anche nei giorni umidi se usassi i siliconi? BOH!) che sono disposta ad accettare e una delle ragioni principali per cui lo faccio è l’inquinamento: tanti ingredienti a “pallino rosso” sono innocui per la pelle, i capelli ecc., ma sono velenosi per la flora e la fauna marine e non solo. Anche se non è così che è iniziato il mio avvicinamento all’ecobio, ora questo è uno dei motivi più stringenti per il quale cerco di consumare prodotti naturali.
    A proposito di “consumare”, ormai anche il minimalismo (o per lo meno il suo nome) sta diventando di moda e questo fa sì che semprè più persone inizino a ritenerlo inaccessibile, se non per pochi privilegiati che possono permettersi di abbandonare tutto, vivere in un camper o in una tenda, viaggiare per il mondo, non lavorare o farlo in maniera alternativa, smettere di acquistare anche la carta igienica, declutterare anche la famiglia, vivere con meno di 10 oggetti (almeno lo spazzolino l’avranno ritenuto necessario? :P). Ovviamente si scherza e si esagera per ironizzare, però è molto triste questa necessità di rendere tutto un trend che alla fine non fa che allontanare le persone da questo o quell’altro stile di vita…
    Ho scritto tantissimo e anche in maniera caotica, me ne rendo conto solo ora…spero di non annoiarti! In ogni caso sono contenta di essere incappata nel tuo blog qualche tempo fa, è capitato perchè sto cercando di imparare ad autoprodurre e non mi aspettavo di leggere anche dei post così seri, interessanti e critici! Grazie!

    Risposta
    • 20 febbraio 2017 in 19:57
      Permalink

      Contentissima (ed emozionata anche!) di leggere il tuo commento così profondo e sincero! Come potrei annoiarmi?
      Quando si cura un blog ci sono sempre tanti forse e tanti se. Vuoi scrivere quello che pensi davvero e mettere tutta te stessa in quello che scrivi e in quello che fai, ma ti chiedi sempre se alle lettrici piacerà, se quello che scrivi non sarà preso come una stupida provocazione se ti spingi troppo, perché non vuoi urtare nessuno, non è questo l’obiettivo… in fondo il mondo dello spignatto, anche quando è “scientifico”, tende sempre a mettere un po’ da parte i discorsi critici, sociali e un po’ filosofici.
      Quando scrivi un blog, un libro, un articolo devi conoscere le tue lettrici e rispettare il loro pensiero e il loro modo di essere, anche se è diverso dal tuo, ma nello stesso tempo non puoi fingere di essere ciò che non sei e di pensare quello che non pensi e ti trovi sempre in mezzo, tra queste due esigenze.
      Quando ho iniziato a pensare a questa rubrica mi sono detta che se in tutti questi anni pian piano a me è salito su questo fastidio, forse non sono la sola a provarlo. Tra amiche e bioblogger a quattr’occhi ne parliamo spesso, ma poi parlarne su un blog è un po’ più complicato, per i motivi che ti dicevo prima…
      Ti ringrazio davvero tanto di questo tuo commento, spazzi via i miei dubbi e mi stimoli tantissimo nel continuare a redigere questa nuova piccola rubrica, spero di ritrovarti ancora qui sul blog e altrove, di rileggerti presto e di conoscerti meglio! Grazie di cuore!

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