Cosmetici ecobio e marketing poetico: come tutelarsi?

Durante gli ultimi anni i cosmetici ecobio sono diventati sempre più un trend. L’interesse sta crescendo ogni anno di più.

E così, statistiche alla mano, sembra che “i consumatori del bio” stiano decisamente aumentando. Ci sono aziende sensibili i cui fondatori portano avanti un discorso fermo e coerente non basato sul profitto, ma sulla qualità e sulla sensibilità alle tematiche ecosostenibili e ci sono multinazionali che, avendo fiutato un mercato profittevole, molto semplicemente cavalcano l’onda.

Diventa quindi sempre più evidente, oggi, il mito del prodotto naturale e bio utilizzato come strumento di marketing, l’utilizzo di determinati ingredienti in preparati che vantano mille proprietà benefiche in virtù della presenza di una percentuale miserrima introdotta esclusivamente come elemento poetico a scopo markettaro.

Ma come tutelarsi, come consumatori?

Dal Sana 2016 – tramite comunicato stampa – ci hanno fatto sapere che:

7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato una volta nell’ultimo anno almeno un prodotto biologico e che tutti gli indicatori più importanti sono in crescita: superfici (+7,5% rispetto al 2014), operatori (+8,2% rispetto al 2014), vendite (+15% rispetto al 2014). Ma non è solo il mercato interno ad ottenere ottimi risultati: l’export cresce addirittura del +408% rispetto al 2008 e del +16% rispetto a un anno fa.

Questo, a primo acchitto, è molto bello e ci fa pensare ad un miglioramento della qualità della vita per tutti e ad una maggiore consapevolezza diffusa. Ma come possiamo capire quando le aziende approfittano di questo trend cavalcando la domanda e quando, con un sincero interesse,  attuano una politica di etica e ricerca?

Cosmetici ecobio: lo stato dell’arte

Che cosa sono esattamente i cosmetici ecobio? A meno che non si voglia stabilire aprioristicamente che in Italia il cosmetico ecobio sia il cosmetico che risulti “verde” se sottoposto all’analisi dei singoli componenti basata sul biodizionario (il ché sinceramente mi sembrerebbe alquanto riduttivo), dobbiamo ammettere che, ad oggi, non esiste ancora una definizione univoca. E’ quindi necessario smembrare i due termini e capire quando un cosmetico è ‘bio’ e quando invece è ‘eco’.

Cosa si intende per Cosmetici Bio
Se per cosmetici “bio” intendiamo i cosmetici biologici, allora possiamo far riferimento ad una normativa europea, pubblicata nel 2009 ed entrata in vigore nel 2013,  che si chiama Cosmetic Organic Standard e propone due tipi di certificazione: una per il prodotto e una per gli ingredienti.

Per i prodotti finiti, i componenti biologici devono costituire almeno il 10%, per i prodotti da risciacquo e quelli contenenti più dell’80% di ingredienti di origine minerale e almeno il 20% per tutti gli altri prodotti finiti. Per gli ingredienti si arriva invece fino al 95%. Trovi maggiori informazioni a riguardo sul sito dell’ICEA.

Cosa si intende per Cosmetici Eco
Se parliamo del prefisso “eco” facciamo invece riferimento a  prodotti con limitata tossicità per gli organismi acquatici, in cui non sono presenti ingredienti nocivi o pericolosi per l’ambiente e che sono altamente biodegradabili.

Cosmetici eco-bio ed enti certificatori
A partire dal Cosmetic Organic Standard e dalla misura dell’ecocompatibilità dei componenti di un cosmetico, reperibili nella scheda prodotto dell’ingrediente, in questi ultimi anni è nato un numero di enti certificatori a dir poco esorbitante e quindi la confusione è comunque tanta, sia per le aziende che per i consumatori.

Leggi anche: Basta comprare cosmetici 100% naturali per potersi definire ecobio?

Cosmetici ecobio: una proposta valutativa

Finora la soluzione proposta da chimici illuminati e bioblogger era basata esclusivamente slla lettura dell’INCI. Pian piano ci stiamo accorgendo sempre di più che questo non basta.

In altri settori, come per esempio l’architettura e l’urbanistica, si stanno diffondendo sistemi di valutazione delle “prestazioni globali” dell’edificio, del quartiere e della città. Sono sistemi intelligenti, almeno in teoria, che valutano tanti fattori e dal complessivo arrivano piano piano al dettaglio.

E anche in cosmesi, forse, più che partire dal singolo ingrediente presente in formula, non sarebbe più opportuno partire per esempio dal processo produttivo, dalla sostenibilità dei trasporti, dall’eliminazione del packaging plastificato, fino ad arrivare al rapporto che l’azienda instaura con i suoi operai, come li tratta, quanto li paga? E questi potrebbero essere solo alcuni dei punti da soddisfare per ottenere una “vera” certificazione di sostenibilità.

Ad ognuna delle categorie elencate potrebbero essere assegnati dei punti, in modo che le “prestazioni bioecologiche” del singolo prodotto possano essere oggettivamente rivalutate e riverificate anche da terzi, in caso di controlli, senza nessun intoppo.

Ma questa è solo un’ipotesi.

La verità è che il problema è molto più complesso ed è l’intero sistema che non va e, per quanto noi possiamo sforzarci di migliorare le cose nel nostro piccolo, se il sistema non segue e anzi “approfitta” di noi e ci prende pure in giro illudendoci come dei fessi, non otterremo grandi risultati, almeno nell’immediato.

Leggi anche: Perché essere Bio non significa Comprare Bio

Se smettiamo di comprare

Dà fastidio il fatto di darsi da fare per portare avanti scelte consapevoli e poi essere invece strumentalizzati e diventare pedine di un sistema che finisce con l’approfittare di quello che tu credevi un risveglio e che poi diventa solo mercato.

Anche se per le multinazionali siamo solo un target e quello che dal nostro punto di vista è un risveglio per loro è solo un trend, dobbiamo ricordarci che in realtà chi muove il mondo oggi non è la multinazionale, ma il consumatore. Se smettiamo di comprare, loro smettono di vendere e… muoiono.

Sembra strano a dirsi, ma la verità è che noi consumatori siamo tanti e loro sono pochissimi. Ci credono ebeti in balia della (loro) pubblicità poetica, ma potrebbe anche non essere così, sta a noi decidere.

E possiamo anche decidere, tutti insieme, che il risparmio è bio e lo spreco no.
Se iniziamo a risparmiare TUTTI, imparando a vivere con meno, prima o poi il sistema collasserà. E non è una brutta cosa.

Intanto le aziende ‘illuminate’ sono sempre di più e, visto che per il momento è ancora molto difficile tornare all’autoproduzione totale e/o al baratto, vale la pena dar loro fiducia, evitando comunque di riempire gli armadietti di prodotti che non sempre riusciamo ad utilizzare.

 

19 pensieri riguardo “Cosmetici ecobio e marketing poetico: come tutelarsi?

  • 24 luglio 2017 in 10:22
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    Totalmente d’accordo sulla necessità di evitare gli sprechi in ogni settore, non solo riguardo ai cosmetici, come primo passo fondamentale per salvaguardare l’ambiente.
    Riguardo ai prodotti cosmetici, poi, tanti possono essere sostituiti con rimedi casalinghi a base di ingredienti alimentari, senza parlare di vera e propria autoproduzione, come impacchi per i capelli, maschere per il viso, scrub, tutte cose semplici che tante volte sono più efficaci dei prodotti acquistati.

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    • 24 luglio 2017 in 21:04
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      Verissimo, così si risparmia e ci si cura in modo ineccepibilmente ecobio : )

  • 24 luglio 2017 in 14:12
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    A bene, grazie di queste informazioni. tante volte ci si sente un pò confusi su bio ed eco! E si capisce bene come qualcuno ci possa far la creta…

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    • 24 luglio 2017 in 21:06
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      Oggi tutte le aziende si stanno buttando sull’ecobio, ma non basta scrivere senza sless e senza parabeni sulla confezione. Le aziende che ci tengono davvero hanno una filosofia ben più complessa e più sensibile.

  • 24 luglio 2017 in 14:48
    Permalink

    Hai perfettamente Ragione quando dici che il potere ce l´abbiamo noi consumatori: quando faccio questo discorso, in molti non mi credono! Oggi lo faccio io, domani tu e dopodomani un´ altra persona … ma ci pensi l´ effetti di tutti quanti messi insieme?
    Io sto cercando di istruire mia madre sulla scelta degli acquisti ma e´ difficile 🙁

    Risposta
    • 24 luglio 2017 in 21:08
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      Penso che pian piano le cose verranno, tanto più che in Italia ormai non si è più in quella situazione di poter spendere e spandere, quindi o ci si adatta un po’ e ci si ridimensiona felicemente, oppure si affoga. Molto meglio la prima direi : )

  • 24 luglio 2017 in 15:15
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    Da anni consumo solo prodotti ecobio: gli altri mi davano un sacco di problemi! Shampoo e balsamo chimici mi facevano perdere un sacco di capelli, (le tinte chimiche non parliamone) e perfino il fondotinta mi dava problemi di punti neri e brufoli. Poi è stato naturale consumare anche bagnoschiuma biologici, detergenti intimi, saponi ecc ecc. La riflessione più importante però è quella sul meno spreco. Purtroppo viviamo in un mondo che cerca di farci consumare molto più di quanto abbiamo la reale necessità. Ti ringrazio per lo spunto finale perché consumare ancora meglio, anche nei prodotti da bagno voglio che sia la mia prossima sfida!

    Risposta
    • 24 luglio 2017 in 21:10
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      Ottimo, penso sia davvero una sfida positiva, purché non la si prenda come una rinuncia e sia invece un arricchimento : )

  • 24 luglio 2017 in 15:30
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    Ottime spiegazioni per fAr chiarezza in un campo che come dici tu è veramente troppo sfruttato per moda e tendenza

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    • 24 luglio 2017 in 21:12
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      Penso che, testaqndo prodotti bio e non bio, ti sarai resa conto anche tu che spessissimo anche quegli ingredienti considerati “cattivi” hanno comunque nelle formule una loro ragion d’essere e che formulare prodotti biologici non può significare formulare prodotti verdi ma vuoti, che poi non hanno la capacità di mantenere le promesse pubblicitarie.

  • 24 luglio 2017 in 17:53
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    Io ultimamente mi sto avvicinando al mondo bio , in modo particolare per cura del viso , dei capelli e del corpo per un mio bene. Spesso contrastano i miei ragionamenti su alcuni trattamenti bio rispetto ai marchi tradizionali che contengono agenti chimici e non so cosa e questo da fastidio. Piano piano sto convincendo anche mia madre.

    Risposta
    • 24 luglio 2017 in 21:14
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      Sì, a volte quando parli di queste cose la gente ti guarda con diffidenza, verissimo : )

    • 24 luglio 2017 in 21:15
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      ma grazie Sissi, sono contenta ti sia piaciuto : )

  • 25 luglio 2017 in 10:46
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    Sono d’accordo anche io nel pensare che sia molto bello che finalmente ci stiamo muovendo sempre più verso il benessere, ma i dubbi sulla reale etica di certe multinazionali sorgono eccome.

    Grazie per questa interessante analisi, Khadi!

    Risposta
    • 25 luglio 2017 in 11:59
      Permalink

      grazie a te di aver espresso il tuo punto di vista : )

  • Pingback: Bioblogger per caso: le amiche blogger ci raccontano il loro rapporto col bio ~ SonoBio a Modo Mio

  • 1 settembre 2017 in 12:04
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    Che bell’articolo!
    Da tempo mi pongo questo problema e, da ‘ambientalista’ su ogni fronte possibile ed immaginabile, ho optato per la scelta di piccole aziende (italiane, principalmente) che credono davvero nei valori dell’ecologia, del risparmio e della salute (Tea Natura, Alchimia Natura, La Saponaria, per citarne alcune) e che producono cosmetici naturali, ecologici e performanti da tanti anni, senza cedere alle logiche del mercato. Un cosmetico non è fatto solo dall’INCI, ma anche da un lavoro etico che dovrebbe esserne alla base. Per questo boicotto le multinazionali da tanti anni, anche se decidono di investire in questo settore 😉
    Un abbraccio,
    Sara

    Risposta
    • 18 settembre 2017 in 19:03
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      Grazie Sara, è un ottimo approccio il tuo!!

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